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Mario Biondi
CROCEVIA DELLA STORIA

(1977 - Presumibile revisione 1984)
[Inedita]

 

crocevia della storia
conferenza di piombo
la ragione conta i segni sul dito
quando l'amore piega le calze
tutti dicono tutto
gli alberi non si scuotono
nemmeno i cani
hanno solo un occhio basso
graffiano piano sul cemento
del ricordo l'intonaco del cuore
i ragazzi sono uomo sulle guance
la mano traccia appena segnali
quasi segni di pericolo vi dico
crocevia della storia
ginocchia dell'impero calze
nodi singhiozzi dell'uomo
forse addio a mezza voce




poi racconto una storia
vi racconto una storia
mi racconto una storia
ecco: sul bordo del vetro
una barba spunta da dietro
le mani sono una mappa di detersivi
ecco: un'antologia di ragni
corrono sotto le ciglia attraverso
l'unghia sulla carta dei jeans
cerca il duro della carne
poi fuma sotto il sedile




ma domanda: quanto pesano le parole?
intanto il rumore del piombo
le illogiche mettono le calze
che dovremo morire
certamente dovranno morire
allora i monumenti
le pitture
le pieghe dei racconti
ancora blue jeans di velluto
l'unghia striscia
su quello che c'è




poi lasciare una traccia
bava di lumaca
freddo di diarrea le dita
sono l'ultima isola dell'osso
strisciate di diossina
sopra i vetri di casa
ecco: Milano delle croste
attaccate al di sotto del cuore
i ragazzi della piazza
sono vecchi come la pelle
che pende dagli occhi
si stacca un capello poco più
hanno le occhiaie in ginocchio
cartavetro sotto la lingua
non c'è altro
che costano poco:
una fila di pesci d'aprile
le bandiere imbiancate
ammainate mutande eccetera
per gli imperi
aggiungere che cosa?




aggiungere invece un occhiogramma
un ditogramma un tuttogramma
abbracciati alla pelle sarebbe
come stare in un orso: caldi
non dentro un osso schiacciati
guardare con le palle piccole degli occhi
se il resto si gonfia
mezz'ora un'ora due ore
con Carrie sullo schermo o persino
chi lo sa un qualsiasi straccio:
periferia degli imperi autunno




così se lo guarda nudo
sotto l'ombra del pergolo che invece
è una platea l'azzurro del fumo
fa una carta geografica che andremo
torneremo tra i turchi col cavallo
delle nostre stranezze baceremo
i cani circoncisi sulle palpebre
staremo ancora a dita giunte
sui gradini di Efeso non so di Didyma
con la Medusa oppure niente: guarderemo
l'ombra del telegrafo baceremo
il palmo di una mano
di plastica per grattare
una stadera di passi
nelle calze bucate di lana
le tarme
degli imperi




l'atto d'amore del resto
è zafferano sulla neve
arriva certe ore in primavera
poi guarda con le dita alla fronte
il mondo è curvo che veste
le zampe alle farfalle di grigio
anche senza le calze il sanculotto
che si potrebbe osservare dentro noi
non sono proprio l'ultimo momento
ma al decidere di morire
saranno certo più vivaci senz'altro
cercheranno di contare tra le unghie
i giri della pendola gialla
che dice un po' sì un po' no




lungo poema
poema delle calze
lungo fiume
le rose hanno piegato il mento
non possono annuire nemmeno
le calze sono adesso il problema
che la storia infila ai polpacci
degli imperi e le rose
che dire?
raccontano ai nipoti mirtilli
le storie dello zar di Radetzky
di Mehmet
una sola nota di marcia
rotolata sotto i sassi
andata a fottersi
subito in fretta




oppure la domanda:
una ruga di silenzio
continuare lo zoppo
stendere spilli sull'erba
e pensare: domani un altro
basta tenere le braccia larghe
sollevare lo zoppo nell'aria
farlo correre davanti alla bomba
con le calze di questo impero
(è inventata la bomba è inventata)
poi si arriva a mimare la fine
con quattro petardi di festa
e più niente




poi consumare dentro
la lumaca che sfrigola nel sole
nelle stringhe di un cielo
tutti i cani ritornano
una casa dipinta con la pompa
ecco le mani guardate: sono intere
sono intere e pulite che rabbia
mani piccole e grandi
non hanno fatto niente
né sabato né ieri
lumaca di quel sole
proprio niente
lo sai?




proprio niente proprio così:
una cosa un'altra cosa
un'altra cosa delle altre
però mancano le note
essi non sono ciò che sono
e nemmeno gli altri cani
dunque dovremo partire per mare
partiremo toccheremo qualcosa
o nemmeno per sogno
guarderemo nel mezzo delle dita
traverso il buco dell'occhio
che si vede un catrame
una macchia agitata
un qualcosa da vecchi
rimbambiti perlomeno




che gli anni sono arpioni
sul pavé dei capelli
il naso di profilo
è di femmina consigliano
non serve
nel buio succedono altri scambi
transazioni
baratti
di mani e cinture
l'amore che cade
per terra sprecato
passeranno alla storia
questa storia di calze
(storia di imperi)
per scappare o impiccarsi
anche
se poi rosse




altro impero schiacciato nelle calze
morto
da Galata gli occhi dicono un censimento
tra i picchi della lava
il cielo in Cappadocia
ha indossato occhi di velluto
parla sognando del grande poeta
(lo insulta)
sdraiato il braccio sul cuscino
aspetta il commento della doccia
anche questa è storia
le calze sul tappeto




lo facciamo cavalcando le ruote
(anche una lama di coltello più avanti):
l'acqua puzza di zolfo la pelle
si tocca nel buio che ha sete
ti racconto davvero
queste ipotesi di imperi
che il nastro svolge sul perno
il tempo si affaccia al cristallo
si tocca caldo la pelle rossa
la congiura dei diplomi gli sguardi
che davvero non vedremo mai più
sul confine si ferma a compitare
i gradini degli anni
dopo chiude davvero
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