Mario Biondi
PER ROMPERE QUALCOSA
6. Romanzo

(1970-1971)




se nel romanzo dei fiori i personaggi
sono figure di carta stampate sui muri
ragazzo amico dice il poeta
sollevando verso il cielo un dito aguzzo
se puoi essere soltanto con te stesso
nei tuoi occhi si leggono domande
 
per essere domani con il cuore per terra
voglio abbracciare la libertà nei giardini
poeta dice il ragazzo amico sorride con gli occhi
sulle mani le unghie scalfite raccontano un passato
impenetrabile per tutti il poeta abbassa la testa
 
le figure stampate sul muro aspettano un segnale
con sembianze di teste chinate verso l'interno
ma come può succedere qualcosa domanda il poeta
se siamo come oggetti affiancati senza mani
solo occhi spalancati per sfuggire gli sguardi
 
il ragazzo con la moto è scappato lontano
il fazzoletto bianco sul collo lascia una traccia
nell'aria come un profumo di festa
tornerò grida da lassù nel rombo dei cilindri
tornerò per chiederti qualcosa non so quando
 
il poeta ha la testa bassa nei capelli la sabbia
la polvere di un inseguimento perduto allora
vorrebbe gridare sarà tardi per tutti attenzione
l'occhio nel mirino accarezza l'immagine
forse il ricordo di un'estate e i suoi fiori
 
romanzo dei fiori romanzo di una rosa
un tulipano gelsomino rododendro
tutti nel fascio cercano di tendere il collo
aria gridano libertà con voci soffocate
il ragazzo è ora troppo lontano non sente
 
SILENZIO PER DUE ORE
O PER ALCUNI GIORNI
MESI
CAMBIANO PERSINO NUMERO GLI ANNI
 
adesso però vieni amico fratello scrive il poeta
sopra un pezzo di carta a quadretti senti il calore
l'odore il sapore di questa mano attaccata ad un corpo
senti che il sangue una volta trasformato in acqua
scivola sui sentieri e si chiama fango
 
eredi di altre fortune le figure di carta sul muro
si staccano lentamente dai supporti di colla
un calore più che umano le fa danzare adesso
al lume di una lampada opalina opalescente
noi danziamo per altri destini cantano ruffiane
 
oh certamente urla il poeta le ginocchia incrociate
perché aspettare è come la torta che si lievita
e io qui con le mani fra le gambe reggo un libro
una lampada un bacile un cataplasma
un canto di tristezza un francobollo
 
vecchio poeta lamenta il ragazzo
occhio triste dolorante mano fredda
carne da frusta cuore di formaggio
alza i tuoi occhi guarda la mia pelle
solleva le palpebre le dita dì qualcosa
 
oh dolore lontananza di anni confusioni
fughe silenzi cantando nella notte della luna
ora le mani alte come un giorno sopra i fiori
gli occhi spargono fiamme sulla terra del deserto
come un motore senza tregua verso il forse
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