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L'antico Regno di Guge

L'antico Regno di Guge, poco meno che scoperto da Giuseppe Tucci negli anni Trenta del Millenovecento. Proprio a proposito di Tucci ho avuto occasione di scrivere: "Chiuso tra l'Himalaya a sud e la catena dei monti Kunlun a nord, ad altitudini tra i 4000 e i 5000 metri e spesso oltre, si estende uno dei territori più aspri e ancora meno visitati del nostro pianeta: il Tibet occidentale, oggi parte della Cina. Vi si accede con lungo itinerario da Lhasa, oppure con grande fatica (e disponendo di provette doti montanare) dall'India, attraverso i ripidissimi tratturi che valicano la catena himalaiana; con quasi altrettanta fatica, infine, dall'estremo Occidente della Cina, ovvero dal Sinkiang, partendo da Kashgar o da Hotan, via Yarkand e l'Aksai Chin, territorio amministrato dalla Cina ma rivendicato dall'India.
Zona difficilissima e asperrima, eppure, in secoli lontani, una culla di civiltà. Vi nacque probabilmente la religione Bön che precedette il Buddhismo, in cui fu poi (non proprio pacificamente) assimilata; vi prosperarono ricchi commerci nei due sensi fra l'India, l'Asia Centrale e la Cina; vi si sviluppò il civilissimo regno di Guge, i cui re, anzitutto attraverso la venerata figura del monaco Rincenzangpò, grande animatore e traduttore di testi sacri dal sanscrito (X-XI secolo), favorirono il revival del Buddhismo messo in crisi a Lhasa da un re fieramente avverso. Nel XVII secolo vi fu addirittura ammessa una missione cattolica, portata lì dai gesuiti portoghesi di Goa guidati da padre Antonio de Andrade. Gli intrepidi missionari si erano spinti così lontano nella convinzione che si trattasse del favoleggiato regno cristiano del Prete Gianni. Non lo era, e in zona non vi erano cristiani, ma furono accolti con grande tolleranza e addirittura favore. Provocarono però la rovina del regno: i lama, indignati per la loro presenza e predicazione, chiamarono in soccorso le truppe del re del Ladhak, appena a sud, che arrivarono in forze, misero in galera i gesuiti, occuparono il regno e lo distrussero. Ulteriori devastazioni furono poi apportate dai tibetani di Lhasa al momento della riconquista e altre ancora dalle guardie rosse di Mao..." Insomma, metti sterminati paesaggi tipo Arizona, ma argillosi, sullo sfondo dell'Himalaya, solcati da immensi fiumi come la Sutlej o i primi affluenti dell'Indo, supera diversi passi sopra i 5000… e ci sei…

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  • Tutto è argilla e si sfalda
  • E in quel polverone ci si inerpica salendo dalla valle del Gar Tsangpo, primo affluente dell'Indo
  • Tra le solite decine e decine di km di lavori stradali
  • a 5000 metri di altitudine
  • e anche di più
  • una tenacia che si può soltanto ammirare
  • In un paesaggio a metà tra Arizona e Luna...
  • Con un piccolo lago salato, giù in basso, presidiato dalle solite bandierine
  • Al ChimaBa La, 5060 mt, do anch'io il mio contributo
  • Avendo l'Himalaya sullo sfondo meridionale (al di là c'è l'India)
  • Visione onorata da decine di minuscoli, poveri quanto devoti stupa artigianali
  • là in fondo
  • tra cattedrali di argilla
  • e colonnati di argilla
  • Finché raggiungi la Sutlej, sgorgata da pochi chilometri e diretta ad affluire nell'Indo giù in Pakistan, dopo altri 1000 e passa chilometri
  • E la valichi
  • Ed ecco lassù quella che sembrava una rocca imprendibile
  • Partendo da qui
  • Fino lassù
  • Fotografare gli interni è proibitissimo
  • Ma con un piccolo trucco, qualcosa si riesce a fare...
  • Tra la sterminata valle della Sutlej
  • e la rocca, lì sopra
  • altissima… inattingibile…
  • ...inattingibile per me, almeno...
  • … così in quelle acque sacre non rimane che lavare se non altro l'auto…