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Lo scrittore Mario Biondi

Presenta i suoi 16 libri narrativi

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Il lupo bambino, 1975

Copertina Il lupo bambino
Il romanzo è del 1960, ma è stato pubblicato soltanto nel 1975. Questa è la presentazione scritta in quel secondo momento da Gastone Sclavi, caro amico e compianto leader sindacale, che non conosceva la lunga gestazione del libro.


L'invidia del '68: si potrebbe riassumere così la ricostruzione, fatta oggi, della crisi del 1960 come fu vissuta dai giovani studenti di allora.

In un momento in cui la classe operaia recupera nella lotta antifascista e nella battaglia sindacale la fiducia nella propria forza ed esprime nei giovani delle giornate di luglio del 1960 quello che era maturato nella crisi profonda degli anni 50, i giovani «intellettuali» si trovano di colpo al centro di una vicenda che li coinvolge, ma non li trova come protagonisti. Soprattutto questa generazione vive ancora la crisi della propria origine «borghese» come un fatto privato, violento spesso ma privo di una dimensione politica autonoma. L'alternativa è subito fra la sublimazione tutta «razionale» nella milizia delle organizzazioni di classe e la vicenda privata e solitaria di una crisi culturale e sentimentale senza sbocchi. I giovani operai delle piazze di Genova o di Reggio Emilia sono l'altra faccia di un colossale sviluppo industriale che ha cambiato le fondamenta dei rapporti sociali in Italia durante gli anni 50. Sono quello che il capitale ha prodotto contro se stesso e sono anche la prima espressione di uno scontro duro che si è sviluppato in questi anni e che esploderà poi all'interno del movimento operaio italiano.
I giovani «intellettuali» sono ancora di fronte alle alternative che laceravano la generazione della resistenza. Sono, con nuovi riferimenti culturali e ideali, ancora nella stretta indicata e vissuta da Pavese, per intenderci.
I primi sintomi di una alternativa ci sono, certamente, già in quegli anni... ma l'alternativa viene fuori solo nel '68 e di qui l'invidia. Nel '68 si trova, al di là di tutto quello che si è detto e scritto sui contenuti, un modo collettivo di gestire la crisi di questi strati sempre più vasti di studenti (intellettuali e borghesi per modo di dire).
È per questo che sembra giusto oggi, come fa Mario Biondi in questo romanzo, ripensare criticamente alle esperienze dei giovani studenti e intellettuali all'inizio degli anni Sessanta, riconoscendo in un rigoroso esame di coscienza i limiti di quell'esperienza e l'importanza di quella lezione.


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La sera del giorno, 1981

Copertina La sera del giorno
I vent'anni, culmine delle certezze ingenue e totalizzanti dell'adolescenza, sono la fine del giorno: con essi arriva il momento delle responsabilità di fronte alla "vita", alla "società", comincia la sera delle incertezze. Per chi era ventenne nei primi anni Sessanta, la sera è cominciata lì. "Non permetterò a nessuno di dire che è l'età più bella della vita", scriveva Paul Nizan, maestro dei ventenni "difficili" di quegli anni. Le date contano, il passato è storia e memoria. Ed è l'occhio della malinconia quello che cerca faticosamente di ricostruire, nella memoria, il senso del passato del protagonista, un ventenne (uno dei tanti) che alla fine degli anni Cinquanta ha coltivato giovanilisticamente e ingenuamente i suoi sogni di rivoluzione totale, e dopo il 1960, arrivato il momento della "prassi", dell'assunzione delle responsabilità, si trova di fronte la "sera". La nuova logica politica e tecnocratica di compromesso, seguita alla rivolta del luglio 1960, gli è estranea, ma anche il messianismo settario dei primi fermenti ultrasinistri lo respinge. Un doppio rifiuto istintuale e contraddittorio, malinconico e indifferente, ma al tempo stesso rivelativo e catartico. Crisi di ideologia che diventa crisi di rapporti, di affetti, di fronte a un sistema speculativo che ancora prima del territorio e del potere lottizza anime e sentimenti. Emblema di tutto ciò è la storia di Calalunga, una piccola località intatta del Sud d'Italia (una delle tante) che la speculazione sta per travolgere con le sue lottizzazioni e le colate di cemento. Racconto inserito nel racconto, la storia di Calalunga diventa la storia di una presa di coscienza, in una fuga che si conclude nel cuore del Sahara algerino, dove la sabbia "purifica tutto", dove l'orizzonte sterminato dà un nuovo senso alla memoria. Protagonista del racconto è l'inquietudine, l'illusione, l'impotenza: il luogo dove nascono e muoiono tutti i sogni innocenti dei ventenni.


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Il Cielo della Mezzaluna, 1982

Copertina Cielo Mezzaluna
L'Europa del XV secolo è sconvolta da terribili rivolgimenti e paure. Venezia e Genova dominano sui mari, ma il mondo cristiano è profondamente prostrato e diviso. A Oriente sventola la bandiera della giovane potenza ottomana, mentre l'Impero Romano d'Oriente, ridotto ormai alla città di Costantinopoli, langue nell'attesa dell'ultimo colpo sferrato dai Turchi. In questo quadro storico si svolge la vicenda di Jacopo, un giovanetto veneziano, che nell'estate del 1444 salpa dal porto della Serenissima in compagnia del padre costretto all'esilio. È l'inizio, per Jacopo, di una grande avventura che lo porterà a diventare schiavo dei turchi e poi figlio adottivo di un visir e amico personale di Maometto II.
Copertina Cielo Mezzaluna Tea
E proprio insieme a quest'ultimo, e al suo poderoso esercito conquistatore, Jacopo si troverà sotto le mura della tanto sognata Costantinopoli, sfarzosa, millenaria, agonizzante. Secondo le profezie, la città non può cadere con la luna piena, ma la Mezzaluna è ormai alle porte...



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Gli occhi di una donna, 1985 (Premio Supercampiello)

Copertina Occhi di una donna Longanesi
La graziosa sedicenne che incontriamo in apertura di romanzo non immagina quante cose dovranno vedere i suoi occhi. Nella sua splendida ingenuità che comincia appena a venarsi di malizia, la giovane Emma Lucini non sa come può essere vario e imprevedibile il gioco degli eventi, né quante volte i suoi occhi, ora spalancati sul mondo, dovranno arrossarsi di lacrime di fronte a una realtà spesso troppo crudele. È proprio un primo imprevisto, in effetti, ad avvicinarla a Luca Olgiati Drezzo, a lei così inviso nell'infanzia, e a legare quindi la famiglia Lucini — della borghesia industriale, povera di avi illustri ma rigogliosa per beni terreni — a quella aristocratica di Luca, ricca soltanto del proprio nome e di una vena di follia che genera in ciascun discendente dolci manie e, più sovente, vizi inconfessabili. Le vicende delle due famiglie vengono così seguite per sessantotto anni, dal 1914 fino ai giorni nostri; pur senza trascurare viaggi a ritroso che ci portano talora a rasentare il Cinquecento, offrendoci stupende occasioni d'incontro con antenati che hanno un piede nella leggenda. Sebbene le storie finiscano con l'intrecciarsi, lo scontro fra i due diversissimi mondi è inevitabile: i Lucini non di rado mettono da parte gli scrupoli, fanno uso di prepotenze, s'alleano con i violenti; gli Olgiati Drezzo, nel loro «disadattamento» affettivo e sociale, sono preda di angosce che li inducono a cercare rifugio in una dimensione di egocentrico misticismo, di follia che tutto perdona e di erotismo che fa di tutto dimentichi.
Copertina Occhi di una donna TEA

In tal modo, unite eppure divise, le due famiglie affrontano la Grande Guerra, il fascismo, la Seconda guerra mondiale, la Resistenza, il '48, l'oggi, dando agio all'autore di far campeggiare il proprio affresco multicolore e multiforme sulla più vasta sinopia costituita dall'ultimo secolo della nostra storia. Ne risulta un'opera dai molteplici connotati drammatici ma anche comici, con punte di sarcasmo dirette a un mondo che, col progredire della narrazione, appare sempre più impazzito, forse malato come la Farnia, la grande quercia che da secoli tutela l'antica dimora degli Olgiati Drezzo e di cui più nessuno si cura, se non la tenera Emma, ormai vecchia, che ne porta negli occhi la cara immagine dai giorni felici dell'adolescenza. Un'opera tanto più «solare» quanto più fondi restano i suoi margini d'ombra e di mistero.


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La civetta sul comò, 1986

Copertina Civetta
Un intrigo tenebroso, un’avventura travolgente. Dopo tanti anni passati a New York, Sal De Terlese non poteva sapere che cosa ci fosse ad aspettarlo al suo ritorno in Italia. Lui sognava la tranquillità. Sconfiggere il «grande gelo», ricostruire una carriera di giovane e brillante segugio internazionale dello scoop giornalistico. Dare, soprattutto, una nuova mano di vernice alle vicende della propria persona e del proprio cuore. Invece eccolo subito alle prese con «La civetta sul comò», procella addensata sul suo capo dall’incontro con due donne. Due dominatrici del nostro tempo «liberato», due femmine di grande classe, a cui, nei pensosi salotti e nei variopinti tumulti milanesi dei ruggenti anni ’60, lui guardava come a due fari di inestinguibile luce. Amore e Amicizia con le A maiuscole, imperituri. Due turbini, due vulcani. Con loro, come sperare di stare tranquilli? Infatti: ecco La civetta sul comò. La scomparsa di un «carissimo», raffinato amico delle due signore lo trascinerà in un fitto intrico di avventure e colpi di scena, su trapestate piste che portano dall’Italia al Medio Oriente, tallonato dai servizi segreti di mezzo mondo, con molte pistole puntate alla schiena, diversi morti, una tremenda esplosione, il tacco di un signorilissimo scarpino... Come andrà a finire? In questo suo quinto romanzo Mario Biondi — che a ogni opera ama cimentarsi ecletticamente con strutture letterarie sempre diverse: il romanzo di «formazione», quello «civile», quello «storico», quello «di famiglia» — affronta di petto e con brillanti risultati il thriller colto, con sapiente uso del suspense e degli effetti comici, creando altri due indimenticabili personaggi femminili e realizzando un romanzo di immenso divertimento e di superba qualità.


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Un amore innocente, 1988

Copertina Amore innocente
Delio De Curbaga, uno scrittore milanese di trentacinque anni; uno yacht ancorato sulla costa dell’Egeo; gli inebrianti profumi di Costantinopoli; Theodora, una donna stupenda e misteriosa; Mordecai Serero, un commerciante di preziosi che abita a Parigi; sua figlia Irène, una bellissima ragazza di quindici anni; e un rubino di inestimabile valore, «la pietra del fuoco», appartenuto, in passato, a una principessa russa.
Ecco soltanto alcuni dei protagonisti e degli elementi di questo affascinante e delicatissimo romanzo che narra la storia di un amore innocente (e impossibile) sbocciato nella Parigi degli anni Trenta, poco tempo prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Un sentimento tenero, appassionato e inquietante sul quale pesano la differenza d’età, l’ostilità della morale corrente e forse, soprattutto, l’ambiguo influsso di quel rubino, pietra splendida e maledetta che gli antichi russi chiamavano «dell’amore non consumato», «degli innamorati che si inebriano senza contatto».
Una passione travolgente, bruciante, che sconvolgerà in modo irrimediabile le vite di Delio e di Irène. Un romanzo dolcissimo e amaro, legato da più di un filo sottile a quell’indimenticabile successo che fu Gli occhi di una donna, il libro che rivelò le straordinarie doti narrative di Mario Biondi, scrittore che possiede come pochi altri, in Italia, l’arte di saper raccontare e di saper scavare e indagare nella psiche dei suoi personaggi. Un romanzo che è anche la ricostruzione perfetta — e ricca di fascino — di un’epoca, dei suoi ambienti e della sua irripetibile atmosfera, ma soprattutto il racconto di un grande amore, un amore innocente. Una vicenda che nel suo ritmo trascina una domanda che si fa sempre più concreta e impellente: può un grande amore, come quello di Delio e Irène, restare davvero innocente?

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Crudele amore, 1990

Copertina Crudele amore
«Crudele amore, a che cosa non costringi i cuori dei mortali»: questo verso di Virgilio, studiato con passione e quasi sillabato dall’adolescente Luchino, già preso in un precoce, tenero gioco d’amore con una coetanea, riassume in sé il tema che percorre le pagine del nuovo romanzo di Mario Biondi. Sì, l’amore può essere, è crudele, in quanto capace di travolgere, di imporsi su uomini e cose, di raggiungere il culmine della sottile crudeltà quando si presenta nella forma di un amore infelice, non consumato. Quanti amori! Fortunati e sfortunati, puri e carnali, giovani e adulti, convenzionali e venati di ambiguità. In Crudele amore Mario Biondi compie un’appassionata indagine di questo multiforme e totalizzante sentimento umano, delle sue motivazioni, delle sue cause e dei suoi fini, ma soprattutto ci racconta una storia dove gli avvenimenti si succedono e intrecciano come gli anelli di una catena che nulla può spezzare. Un vero romanzo, ancora una volta. Un intreccio trascinante, ambientato tra Milano, il lago di Como, Parigi, New York, Varsavia e Costantinopoli, in un arco di tempo che va dalla tempesta della guerra all’epoca della ricostruzione materiale e morale. Una serie di personaggi indimenticabili, scavati nella loro psicologia più profonda e rappresentati con tratti netti e sicuri: Irène, Delio, Biko, Luchino, Lena, Dora. Ciascuno colto nel suo delicato, complesso rapporto con l’amore. E poi leggende, miti, magie, un misterioso rubino che scompare e riappare e che con il suo influsso sembra poter determinare il destino. Una vicenda appassionata, con una conclusione sorprendente e inattesa, che spalanca le porte alla speranza, alla felicità al vero trionfo dell’amore. Quel sentimento che ha fatto scrivere a Virgilio un altro verso indimenticabile: «Vince l’amore ogni cosa, inchiniamoci dunque all’amore».


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Il destino di un uomo, 1992

Copertina Destino uomo
Un'antica abbazia sperduta tra i monti in un paesaggio impervio; la parziale tragedia di due adolescenti che cercano di evadere dall'ospizio per trovatelli dove sono stati rinchiusi; un'enigmatica galleria scavata nei secoli tra i due versanti di una montagna; le favolose tracce del passaggio dei saraceni per quelle valli, ai confini tra Piemonte e Francia; i riti dell'ultimo erede di un ordine cavalleresco templare. Così si apre questo nuovo romanzo di Mario Biondi: una grande epopea familiare e storica ricca di sentimenti, fatti, azioni, caratteri, di un profondo e accurato studio psicologico. E poi la tragedia del secondo conflitto mondiale: partigiani, tedeschi, collaborazionisti; ardite operazioni guerresche; un uomo e una donna legati da un complesso vincolo d'amore e impegnati in una missione temeraria; il ritorno del protagonista ai luoghi dell'adolescenza, sulle tracce del proprio destino. E la storia assume un ritmo sempre più incalzante per il lettore, che pagina dopo pagina segue una vicenda fatta di conflitti di interessi, di colpi di mano nel mondo della grande industria, di sentimenti dissimulati o vietati, di faide familiari, di eventi tragici, di erotismo, di un passato creduto rimosso e che invece si ripresenta con un pirotecnico colpo di scena finale a rimescolare le carte in tavola e a sconvolgere una partita che pareva conclusa per sempre, con i protagonisti del gioco della vita — assai spesso amaro — che agiscono in Francia, Spagna, Inghilterra ma soprattutto in Italia fino ai duri anni della ricostruzione postbellica. Una storia robusta, di largo respiro, per i lettori che amano lasciarsi avvincere dai romanzi veri, con personaggi veri, un intreccio vero, un vero finale; una grande saga; una storia trascinante, affascinante.

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Due bellissime signore, 1993

Copertina Bellissime signore

Si conoscono appena. Si sono incontrate poche volte. Eppure sono legate da un profondo senso di simpatia e stima. Sono belle, eleganti, sicure, ma hanno soprattutto coscienza di essere donne libere, indipendenti, capaci di affermarsi in questo mondo al maschile. Eppure, stranamente, a cementare il loro vincolo è proprio la determinazione a salvare un uomo, al quale sono legate in un caso da amicizia e stima e nell'altro da un amore spirituale e fisico a cui nulla potrebbe fare velo. Patrizia, giovane, battagliero avvocato di successo; Juliette, raffinata stilista di grande successo. Due personalità che nulla potrebbe piegare. L'uomo — inquieto, affascinante — è in lotta contro la violenza di altri uomini, impegnato in un'impresa titanica, ai limiti del possibile, in nome di un amico morto suicida perché travolto dalla più vile delle sopraffazioni. Un obbligo morale di cristallina onestà e dunque tale da suscitare torbidi intrighi. Caduto nella rete tesa dagli avversari — affaristi senza pietà, speculatori senza scrupoli, un politico senza morale —, viene carcerato, messo in dubbio persino nella sua identità personale. Sembra sconfitto, finito. Ma non rimane mai solo. Con un'indagine paziente e ostinata Patrizia scopre il sottilissimo bandolo di una sconvolgente matassa legale. Juliette sa mettere sulla bilancia tutta la propria capacità di agire, ma soprattutto la forza del suo amore indomabile. Il finale lascia il lettore senza fiato. Vincono la solidarietà, l'amicizia, l'amore.

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Un giorno e per tutta la vita, 1995

Copertina Un giorno

Un'intera vita. La ricorda una bella signora dai capelli candidi, con la saggezza dell'età avanzata e il presagio della fine imminente. In questo nostro tempo inquieto, ripensa la sua avventura terrena. Ne ripercorre le tracce con serenità. La vista del figlio, ormai un uomo adulto, coronato dal successo professionale, ma ai suoi occhi sempre il bambino che ha portato in grembo e fatto crescere, la riconduce a giorni lontani. Com'è stata questa sua lunga vita? Apparentemente una comune esistenza borghese, senza particolari slanci o avventure. Una bella casa, un buon marito, un bravo figliolo; nient'altro, sembrerebbe, Invece no: lei sa. I ricordi corrono indietro di cinquant'anni, in un altro tempo, un' altra Italia, altre abitudini, altre inquietudini. Era giovanissima, bella, palpitante d'amore. In un momento molto difficile, di solitudine e angoscia, appena sposata, con il marito lontano, strappato via dalla guerra. Nel correre dei ricordi, partendo dal viso del figlio — l'essere umano su cui ha centrato tutto il senso della sua vita, compreso ciò che gli altri non sanno —, il passato si dipana e, filo dopo filo, compone la visione di un altro volto maschile. Quello, quasi, del bel principe di una delle favole che inventava allora per vincere la solitudine, il freddo, il buio della casa isolata dal mondo dove l'aveva imprigionata la ferocia della guerra civile. No, la sua è stata tutt'altro che una vita comune. E non è nemmeno stata una vita sfortunata, come teme suo figlio. La bella signora dai capelli candidi sa di avere vissuto una vicenda straordinaria. La sorte non è stata ingenerosa con lei: l'ha fatta diventare totalmente donna, le ha regalato un grande segreto che saprà custodire sino al momento estremo: l'amore più appassionato. Il bel viso maschile evocato dai ricordi le farà compagnia per l'eternità. Un romanzo delicato, a tratti struggente, ricco di atmosfere che è anche una minuziosa indagine dell'animo femminile; una storia al termine della quale ognuno dei protagonisti avrà saputo cos'e il vero amore.

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Una porta di luce, 1998

Copertina Porta di luce

Un appassionante romanzo sull'uscita dal
C  O  M  A
Facendo interagire CERVELLO e COMPUTER!


È possibile che la medicina non tradizionale possa ottenere risultati e addentrarsi in territori che a quella ufficiale sono inibiti? E quale ruolo può avere l'amore nello schiudere questi territori e risultati? Sono interrogativi che emergono angosciosi dall'esperienza toccata a Jacopo Sassi. La slavina che lo ha travolto non l'ha ucciso, però ha reso insensibili il suo corpo e la sua mente. Li ha imprigionati in un buio imperforabile, li ha resi assenti al mondo: Jacopo non è più tra noi. Coma profondo, decretano i medici, e disperano di salvarlo. Ma è una sentenza che chi gli vuole bene non può e non vuole accettare. Non la può accettare Max, lo zio che lo ha allevato e che interpreta il suo sonno come un viaggio interiore alla ricerca di un'identità smarrita. Non può accettarla Niccolò, il figlio tredicenne, colpevole di aver provocato la slavina e, da quel momento, soggetto a terribili sensi di colpa e a straordinarie esperienze psichiche che lo trasportano in un universo astrale, dove molti segni gli lasciano intendere che potrebbe incontrare il padre. Ma soprattutto non la può accettare Cristina, la giovane dottoressa che cura Jacopo e che, sebbene cerchi di negarlo persino con se stessa, è disperatamente innamorata di lui da sempre.
Per salvare Jacopo dev'essere presa una decisione coraggiosa, e subito: ammettere che la medicina ufficiale è inadeguata e portarlo lontano, farlo curare da un discusso medico che mescola tecniche computeristiche avanzatissime con altre antiche, forse "magiche", e che ha già ottenuto molte guarigioni inesplicabili. Ma può Cristina abbandonare la retta via della medicina per inoltrarsi su quella rischiosa della suggestione, dell'analisi spirituale? Sull'attività terapeutica del discusso medico, inoltre, incombono gravi minacce. In ambito sanitario ufficiale è stato decretato che non deve più curare nessuno. Sulla sua piccola clinica hanno messo gli occhi la malavita organizzata dei taglieggiatori e forse persino una multinazionale di apparecchiature mediche... Terrorizzata, Cristina deve riconoscere che, avendo portato Jacopo lì, sta forse uccidendolo lei stessa.
Ma altre forze vigilano e agiscono. L'amore, per esempio, che sembra  davvero potersi spingere oltre i limiti della ragione. La "saggezza dei popoli" predicata dal buon medico. E quale ruolo hanno i misteriosi messaggi che riceve il ragazzo Niccolò nel corso dei suoi viaggi "fuori di se stesso"? Sarà possibile che Jacopo e chi gli vuole bene si incontrino sulla porta di luce che collega i due mondi, quello fisico e quello dello spirito?


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Codice Ombra, 1999

Copertina Codice Ombra

In un laboratorio, nascosto in una località segreta, un geniale scienziato lavora alle applicazioni dell’ Intelligenza Artificiale: la mente computerizzata. In Italia, dopo un banale incidente, un uomo soffre un inesplicabile sdoppiamento della personalità: la sua mente vive fatti non reali. Quale misterioso, torbido legame esiste tra le due cose? Allo scienziato è stato affidato un compito ambiziosissimo, ai limiti del possibile: mettere a punto un sistema in grado di trasformare i milioni di computer sparsi per il mondo nei ramificati gangli di un unico, gigantesco supercervello artificiale. I risultati sono a dir poco stupefacenti: lo scienziato riesce a realizzare un computer basato sul DNA, in pratica una memoria biologica che sa raccogliere ed elaborare le informazioni come la mente umana. Ma a dargli quell’incarico non sono stati un governo o un autorevole organismo universalmente riconosciuto, gli scopi dei suoi esperimenti non sono affatto pacifici. Lo scienziato è prigioniero della malavita organizzata internazionale, riunita in un’alleanza che si è autodenominata Shadow, cioè “Ombra”, il cui intento è spiare le comunicazioni del mondo intero. La posta è altissima, i rischi incalcolabili; c’è in gioco molto più di una grossa fetta del potere politico, economico e finanziario del nostro pianeta: l’umanità intera rischia la libertà di comunicare, di parlare, persino di usare la mente. Da Tokyo a Milano, dall’Austria all’Australia, dalla Germania all’Albania, tra strabilianti scoperte scientifiche, intrighi delle mafie e operazioni dei servizi segreti, si consuma una lotta crudele e senza esclusione di colpi per quella che oggi è la vera nuova ricchezza: il controllo totale delle comunicazioni. Un autore di prestigio, una trama che non ha niente da invidiare a quelle dei più audaci thriller internazionali, una combinazione esplosiva di tecnologia e mistero per un progetto diabolico: il risultato è un romanzo intenso e appassionante, che affonda le radici nell’attualità per proiettarsi in un futuro che è già tra noi.


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Güle güle. Parti con un sorriso, 2003

Copertina Parti con sorriso

Tante località, in diversi continenti, ma soprattutto il ponte di Galata, il Corno d’Oro, il Sahara algerino, il bazar di Istanbul, i bagni turchi, i paesaggi lunari dell’Anatolia, il Golfo di Aqaba, l’Egitto e le dolcezze del Nilo, i profumi di Aleppo, i colori di Isfahan: luoghi mitici, archetipici dell’immaginario occidentale, che hanno intrattenuto nei secoli – nei millenni – un fruttuoso rapporto di incontro-scontro con la cultura del Mediterraneo, arricchendola. Il nostro viaggiatore, "curioso come una gallina", ha percorso in lungo e in largo queste terre, le ha amate moltissimo, si è perso negli incanti delle loro mitologie, ha assaggiato e goduto di tutte le loro specialità culinarie, mangiato polvere sulle loro scomode strade bianche, cristallizzato i ricordi con la sua macchina fotografica. E ora ci restituisce questo vasto patrimonio di ricordi attraverso la sua scrittura vitalissima e ironica, sempre pervasa da un allegro stupore delle cose del vasto mondo. Le sue peregrinazioni sono iniziate – ma non sono ancora finite – nella seconda metà degli anni Sessanta, quando il turismo italiano si concentrava sui comodi litorali nostrani.
Copertina Parti con sorrisoViaggiare era ancora un’esperienza riservata a pochi ardimentosi disposti a spostarsi con ogni mezzo possibile, a dormire dove capitava… a rinunciare agli spaghetti. E soprattutto a entrare in contatto con altre culture, a non temere l’imprevisto, a sentirsi cittadini del mondo. Insomma, era un’esperienza riservata a chi, oltre a essere "curioso come una gallina", avesse anche un certo desiderio di avventura e molto senso dell’umorismo. Nella convinzione che "sorridere" sia uno degli atteggiamenti più proficui per confrontarsi con gli altri.


Güle güle, dicono i turchi a chi parte. Significa, più o meno: "Sorridi, sorridi", ovvero "Buona fortuna". Lo si vede anche scritto dappertutto. E chi parte risponde Allahaısmarladık: "Dio sia con te". Un bellissimo modo di salutarsi. In un mio romanzo di ambiente ottomano ho reso liberamente Güle güle come "Parti con un sorriso": il senso è quello. Adesso lo uso come titolo per questo libro. (Mario Biondi)

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Strada bianca per i Monti del Cielo, 2005

Copertina Strada bianca
Vagabondo sulla Via della Seta

Noi europei siamo una popolazione stanziale ma amiamo i viaggi in un modo viscerale e profondissimo. Conserviamo in qualche angolo nascosto della nostra anima una vocazione al nomadismo anche se non sempre siamo capaci di farla venire alla luce. Mario Biondi, l’autore di queste straordinarie avventure di viaggio, quell’ancestrale desiderio di vagabondare sul globo l’ha coltivato per tutta la vita. Questo libro è la summa dei suoi viaggi sulla Via della Seta, dall’Italia alla Cina, la strada che fu percorsa da Marco Polo, che unisce l’Occidente all’Oriente, che attraversa i luoghi in cui la nostra civiltà è nata e poi fiorita: Palmira, Petra, Tabriz, Isfahan, Shiraz, Hormuz, Bukhara e Samarcanda, il Turkestan
cinese, il deserto Taklamakan. Copertina Strada biancaAnche noi torniamo a essere nomadi in queste pagine, tra questi popoli, beviamo il latte di giumenta tra le yurte, annusiamo gli aromi di mercati e alpeggi, mangiamo polvere sulle molte strade bianche che vengono percorse insieme a questo viaggiatore incantato, innamorato di queste terre piene di fascino, raffinato occidentale che cerca e rispetta la diversità, grande risorsa del genere umano.





IL SOMMARIO

I.Introduzione

i.Perchè «Strada Bianca»?

ii.Dai Numeri verso le Vie della Seta e dell'Oriente

iii.Dove comincia l'Oriente?


II.I luoghi di passaggio

i.Ricordi di Ero e Leandro, di Bruto, di Cesare...

ii.Ciascuno ha due patrie: la sua e la Siria

iii.Zenobia in Palmira

iv.La città di pietra rosa


III.Le terre dei Persiani

i.Il Caspio e la nobile città di Toris

ii.Il Nido dell'Aquila

iii.I Troni di Salomone

iv.I Giardini dei Sasanidi

v.Francobolli a Ecbatana

vi.Roma e i Persiani, ieri e oggi

vii.Maschere, mutandoni e gamberoni

viii.L'inverno in Iran


IV.Le steppe dell'Asia Centrale

i.Le nipoti dell'Orda d'Oro

ii.Il nipote di Alessandro

iii.Tamerlano, il più nobile

iv.Il pappagallino di Tashkent


V.Verso i Monti del Cielo

i.La Città delle Fronde e del Bastone

ii.I Sette Tori e il Cuore Spezzato

iii.La Capra Cattiva

iv.Timidezze

v.Alla vetta


VI.Oltre i Monti del Cielo

i
.Il Torneo delle Ombre
ii.Il mercato dei cammelli

iii.Le belle di Hotan

iv.Il Taklamakan: se ci entri ne esci malandato


VII.Ritorno a casa

i.Kraz, Kamaz, Uralaz, Uaz

ii.La Torre di Pietra

iii.I troni di Babur

iv.Strada bianca per te



I LUOGHI

Itinerario

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Destino, 2006

Copertina Destino uomo
Genesi e motivi della nuova edizione (rivista) di un successo editoriale di 15 anni prima

Scriveva Isaac B. Singer: “Dio è un romanziere, e il suo romanzo è il Mondo”. Ribaltava così abilmente la più antica e ostinata pretesa del romanziere. È infatti lui (il narratore) che con le sue storie aspira nientemeno che a levare una sfida a Dio, creando un Mondo “Altro”, una realtà parallela che non è ma potrebbe benissimo essere. Ogni romanzo è un universo a sé, in cui personaggi fittizi (la fiction degli anglofoni, espressione intraducibile in italiano) possono apparire del tutto reali agendo in un ambiente fittizio, che a sua volta può apparire del tutto reale. Non soltanto: personaggi e ambienti possono anche inseguirsi da una storia all’altra, da un romanzo (o da un racconto) all’altro. Dalla Commedia umana di Balzac giù giù fino a esempi molto meno nobili ma di grande fortuna del romanzo popolare. Quanti Sean Courteney e compagni, quanto, persino, Harry Potter... Avendo in mente questa considerazione generale (e questa pretesa), io ho sempre voluto fare il romanzo, anche in anni in cui (diciamo dai Sessanta ad almeno metà dei Novanta) in Italia sembrava vietato. La parola d’ordine della critica era: “Il romanzo è morto”. Chi lo avesse ucciso, di quale malattia fosse morto, non era dato sapere. Era morto e amen: la realtà storica richiedeva l’esercizio di stile. Con solide argomentazioni tipo: “È troppo lungo per essere un esercizio di stile”. La lunghezza come parametro di qualità… Gettando così spericolatamente alle ortiche non soltanto I promessi sposi e I Malavoglia ma anche Don Chisciotte, Guerra e pace, I Buddenbrook, Ulisse, quasi tutto Balzac, Maupassant, e l’elenco continuatelo voi. Per di più io lavoravo in editoria, quindi vedevo passare davanti ai miei occhi decine di romanzi provenienti da altre lingue, che — pur essendo “troppo lunghi” — mietevano grande successo e di conseguenza rapinavano risorse (diritti d’autore, mezzi di pura sopravvivenza) ai narratori di casa nostra, depressi, condannati all’indigenza e costretti obtorto collo all’esercizio di stile, breve ma comunque letto al più da qualche sottile critico (fino a pagina 10) e rigorosamente trascurato dal largo pubblico, che preferiva divertirsi e appassionarsi (pagandole) alle vicende dei romanzi tradotti da altre lingue. Per fortuna quel singolare (e suicida) atteggiamento critico sembra a poco a poco essere stato sommerso dalla famosa risata oceanica, e per doppia fortuna ci si è messi a praticare con vigore il rinato romanzo anche in Italia. I cosiddetti “narratori di genere” sono finalmente diventati “narratori” e basta. Ma quanta fatica. Quando pubblicai (1985) quello che sarebbe rimasto il mio romanzo di maggiore successo, Gli occhi di una donna, Giancarlo Vigorelli, personaggio bizzarro e stentoreo ma per molti versi straordinario, mi sfondò praticamente un timpano urlandomi attraverso il telefono: “Hai osato l’inosabile”. Già. E ho continuato a farlo. Mi deliziava semplicemente l’idea di costruire il romanzo come se fosse una struttura architettonica, una casa, con le sue stanze, l’arredamento, le tende, i tappeti, e gli abitanti che non soltanto abitavano in quella casa ma si spostavano anche in altre (altri romanzi), andando a trovare i personaggi che le/li abitavano. Pretendevo, ostinatamente, di scrivere il Romanzo Globale, di creare un autentico Universo Parallelo. Così, per esempio, Emma Olgiati Drezzo e i suoi figli (e le loro abitazioni) cominciarono a uscire da Gli occhi di una donna per trasferirsi in una serie di romanzi successivi. Mi piaceva sentirmeli vivere attorno, mi facevano compagnia. A un certo punto ricomparve persino Pierre, l’enigmatico francese del mio secondo romanzino, La sera del giorno. E così via. Tracciare un elenco completo dei miei personaggi e dei libri in cui essi (ri)compaiono è impresa complicata, che esula da questo breve testo. Ma a un certo punto non mi bastò più che i personaggi ricomparissero qua o là. All’orizzonte delle altre lingue si profilavano sterminate opere narrative, sintetizzabili nelle 1600 pagine del Ragazzo giusto di Vikram Seth (1993 in inglese). Se poteva farlo un indiano, perché non potevamo farlo noi italiani? Volevo anch’io vedere i miei personaggi agire, interagire, amare e darsele di santa ragione in uno sconfinato arazzo narrativo. Pretesi di progettare quello che chiamai il “romanzo di 1000 pagine” e ne parlai con il mio editore di allora, che manifestò interesse. Quindi mi misi all’opera, ma quando presentai i primi due terzi del romanzo, con il progetto per l’ultimo terzo, l’editore aveva cambiato idea. Ne aveva parlato con i “commerciali”, che avevano manifestato forte perplessità: i miei romanzi — secondo loro — andavano bene com’erano, sulle 350 pagine; i miei lettori (non erano pochissimi) se li aspettavano così. Perché, lasciando perdere l’ultimo terzo ancora in fase di progetto, non dividere i primi due terzi in due parti? Sarebbero venuti appunto due romanzi di circa 350 pagine. Bastava inventare un buon finale intermedio, tra la prima parte e la seconda. Lo feci. Egoisticamente parlando, ci guadagnavo il doppio (anche gli scrittori purtroppo devono pagare il pane e le bollette), ma, soprattutto, combattere con i “commerciali” è sempre stato a dir poco aleatorio, se non addirittura esiziale. Se il famoso “romanzo di 1000 pagine” si fosse rivelato un insuccesso, la colpa sarebbe stata tutta e soltanto del testardo autore. Così, quello che era nato come Destino divenne Il destino di un uomo (1992), seguito da Due bellissime signore (1993). Dai romanzi precedenti vi rifecero la loro ricomparsa la famosa Emma Lucini e qualcun altro (o altre cose). Da La civetta sul comò riapparvero trionfalmente Benedetta Cailler e Salvatore Di Terlizzi (ringiovaniti di una quindicina di anni). Ma l’autore Mario Biondi è notoriamente testardo. Quindi Destino è rinato quattordici anni più tardi in quella che doveva essere la sua vera forma, con qualche taglietto di cose aggiunte per forza all’atto della divisione in due e divenute ridondanti. D’altra parte, anche il linguaggio del 2006 credo richieda una maggiore concisione e “presa diretta” rispetto a quello di allora. Lasciato in sospeso il famoso “terzo terzo delle 1000 pagine”, personaggi e ambienti sono lì ad aspettare di trasferirsi in visita in altre “case narrative”. Per adesso, salvo falli di memoria, Moiso Segre e la sua Valgrande (con tanto di Dimora dei Cavalieri) sono ricomparsi in Una porta di luce. Gli altri, si vedrà... Mario Biondi



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Con il Buddha di Alessandro Magno, 2008

Copertina Buddha di Alessandro
Nel Quarto secolo prima dell'Era Comune, con un'inarrestabile serie di conquiste materiali, Alessandro Magno raggiunse le sponde dell'Indo: con le sue schiere viaggiava la grande cultura greco-ellenistica. Dall'India interna, intanto, con una serie di conquiste spirituali altrettanto inarrestabile avanzava l'insegnamento del Buddha. L'incontro delle due culture, simboleggiato da quello dell’eroe greco Eracle con il bodhisattva Vajrapani, diede origine a una sintesi artistico-religiosa destinata a diffondersi all'Asia centrale, alla Cina, al Tibet. Partendo dalla celebre incisione di Dario a Bisotun, nella Persia achemenide, con la sottostante figurina di Eracle, Mario Biondi ha seguito passo per passo le straordinarie trasformazioni occorse al concetto e alle raffigurazioni del Buddha, viaggiando dal Pakistan alla Cina e al Tibet. Dall'Indo ha raggiunto il Fiume Giallo e il Brahmaputra attraverso interminabili deserti e affrontando le più alte catene del mondo, Karakoram e Himalaya, fino alla base dell'Everest. Uno slow travel in regioni lontanissime dal nostro mondo, attraversate, descritte e vissute con amore e straordinaria curiosità da un grande scrittore che, oltre a valicare altissimi passi di montagna e ad attraversare deserti e fiumi, naviga con raffinata maestria nell’arte della scrittura e ci restituisce un affresco coloratissimo di queste terre, di questi popoli, di queste usanze, di queste culture.

IL SOMMARIO

Premessa
Pitagora e Buddha, Eracle e Vajrapani. E Alessandro Magno

1. Sbarramenti naturali e muraglie artificiali
Il Gandhara
Lo Stradone del Karakoram
Il Passo Khunjerab
Via della Seta, Via del Buddismo
La Grande Muraglia

2. Deserti e fiumi
I Wei del Nord
Una delle infinite Vie del Buddha: il kung-fu
L'Esercito di Terracotta
Il Buddha con i baffi blu
Il Buddha dal naso largo
Il Buddha del Fiume Giallo
Il Buddha più grande del mondo

3. Praterie e avvoltoi
Verso monasteri veri e veri templi
Vita e morte, dolori e piaceri
Feste e giochi, preghiere e fatiche
Altre feste tibetane
Il primo Kumbum
Canti di preghiera, di sentimento, di battaglia

4. Nevi e demoni
Un'altra infinita Via del Buddha: il treno del Qingzang
Altre domeniche in Cina
Lhasa
Il secondo Kumbum
Un fortilizio dei “rossi”
Alla Vetta del Mondo
L'Antipapa di Tashilhunpo
Milarepa e Marpa al grande dibattito

Conclusione
Da viaggio nasce viaggio…



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I LUOGHI. Cartine all’inizio dei capitoli

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