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Il lupo bambino, 1975

L'invidia del '68: si potrebbe riassumere così la ricostruzione, fatta oggi, della crisi del 1960 come fu vissuta dai giovani studenti di allora.
In un momento in cui la classe operaia recupera nella lotta antifascista e nella battaglia sindacale la fiducia nella propria forza ed esprime nei giovani delle giornate di luglio del 1960 quello che era maturato nella crisi profonda degli anni 50, i giovani «intellettuali» si trovano di colpo al centro di una vicenda che li coinvolge, ma non li trova come protagonisti. Soprattutto questa generazione vive ancora la crisi della propria origine «borghese» come un fatto privato, violento spesso ma privo di una dimensione politica autonoma. L'alternativa è subito fra la sublimazione tutta «razionale» nella milizia delle organizzazioni di classe e la vicenda privata e solitaria di una crisi culturale e sentimentale senza sbocchi. I giovani operai delle piazze di Genova o di Reggio Emilia sono l'altra faccia di un colossale sviluppo industriale che ha cambiato le fondamenta dei rapporti sociali in Italia durante gli anni 50. Sono quello che il capitale ha prodotto contro se stesso e sono anche la prima espressione di uno scontro duro che si è sviluppato in questi anni e che esploderà poi all'interno del movimento operaio italiano.
I giovani «intellettuali» sono ancora di fronte alle alternative che laceravano la generazione della resistenza. Sono, con nuovi riferimenti culturali e ideali, ancora nella stretta indicata e vissuta da Pavese, per intenderci.
I primi sintomi di una alternativa ci sono, certamente, già in quegli anni... ma l'alternativa viene fuori solo nel '68 e di qui l'invidia. Nel '68 si trova, al di là di tutto quello che si è detto e scritto sui contenuti, un modo collettivo di gestire la crisi di questi strati sempre più vasti di studenti (intellettuali e borghesi per modo di dire).
È per questo che sembra giusto oggi, come fa Mario Biondi in questo romanzo, ripensare criticamente alle esperienze dei giovani studenti e intellettuali all'inizio degli anni Sessanta, riconoscendo in un rigoroso esame di coscienza i limiti di quell'esperienza e l'importanza di quella lezione.
La sera del giorno, 1981

Il Cielo della Mezzaluna, 1982


E proprio insieme a quest'ultimo, e al suo poderoso esercito conquistatore, Jacopo si troverà sotto le mura della tanto sognata Costantinopoli, sfarzosa, millenaria, agonizzante. Secondo le profezie, la città non può cadere con la luna piena, ma la Mezzaluna è ormai alle porte...
Gli occhi di una donna, 1985 (Premio Supercampiello)


In tal modo, unite eppure divise, le due famiglie affrontano la Grande Guerra, il fascismo, la Seconda guerra mondiale, la Resistenza, il '48, l'oggi, dando agio all'autore di far campeggiare il proprio affresco multicolore e multiforme sulla più vasta sinopia costituita dall'ultimo secolo della nostra storia. Ne risulta un'opera dai molteplici connotati drammatici ma anche comici, con punte di sarcasmo dirette a un mondo che, col progredire della narrazione, appare sempre più impazzito, forse malato come la Farnia, la grande quercia che da secoli tutela l'antica dimora degli Olgiati Drezzo e di cui più nessuno si cura, se non la tenera Emma, ormai vecchia, che ne porta negli occhi la cara immagine dai giorni felici dell'adolescenza. Un'opera tanto più «solare» quanto più fondi restano i suoi margini d'ombra e di mistero.
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La civetta sul comò, 1986

Un amore innocente, 1988

Ecco soltanto alcuni dei protagonisti e degli elementi di questo affascinante e delicatissimo romanzo che narra la storia di un amore innocente (e impossibile) sbocciato nella Parigi degli anni Trenta, poco tempo prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. Un sentimento tenero, appassionato e inquietante sul quale pesano la differenza d’età, l’ostilità della morale corrente e forse, soprattutto, l’ambiguo influsso di quel rubino, pietra splendida e maledetta che gli antichi russi chiamavano «dell’amore non consumato», «degli innamorati che si inebriano senza contatto».
Una passione travolgente, bruciante, che sconvolgerà in modo irrimediabile le vite di Delio e di Irène. Un romanzo dolcissimo e amaro, legato da più di un filo sottile a quell’indimenticabile successo che fu Gli occhi di una donna, il libro che rivelò le straordinarie doti narrative di Mario Biondi, scrittore che possiede come pochi altri, in Italia, l’arte di saper raccontare e di saper scavare e indagare nella psiche dei suoi personaggi. Un romanzo che è anche la ricostruzione perfetta — e ricca di fascino — di un’epoca, dei suoi ambienti e della sua irripetibile atmosfera, ma soprattutto il racconto di un grande amore, un amore innocente. Una vicenda che nel suo ritmo trascina una domanda che si fa sempre più concreta e impellente: può un grande amore, come quello di Delio e Irène, restare davvero innocente?
Crudele amore, 1990

Il destino di un uomo, 1992

Due bellissime signore, 1993

Si conoscono appena. Si sono incontrate poche volte. Eppure sono legate da un profondo senso di simpatia e stima. Sono belle, eleganti, sicure, ma hanno soprattutto coscienza di essere donne libere, indipendenti, capaci di affermarsi in questo mondo al maschile. Eppure, stranamente, a cementare il loro vincolo è proprio la determinazione a salvare un uomo, al quale sono legate in un caso da amicizia e stima e nell'altro da un amore spirituale e fisico a cui nulla potrebbe fare velo. Patrizia, giovane, battagliero avvocato di successo; Juliette, raffinata stilista di grande successo. Due personalità che nulla potrebbe piegare. L'uomo — inquieto, affascinante — è in lotta contro la violenza di altri uomini, impegnato in un'impresa titanica, ai limiti del possibile, in nome di un amico morto suicida perché travolto dalla più vile delle sopraffazioni. Un obbligo morale di cristallina onestà e dunque tale da suscitare torbidi intrighi. Caduto nella rete tesa dagli avversari — affaristi senza pietà, speculatori senza scrupoli, un politico senza morale —, viene carcerato, messo in dubbio persino nella sua identità personale. Sembra sconfitto, finito. Ma non rimane mai solo. Con un'indagine paziente e ostinata Patrizia scopre il sottilissimo bandolo di una sconvolgente matassa legale. Juliette sa mettere sulla bilancia tutta la propria capacità di agire, ma soprattutto la forza del suo amore indomabile. Il finale lascia il lettore senza fiato. Vincono la solidarietà, l'amicizia, l'amore.
Un giorno e per tutta la vita, 1995

Un'intera vita. La ricorda una bella signora dai capelli candidi, con la saggezza dell'età avanzata e il presagio della fine imminente. In questo nostro tempo inquieto, ripensa la sua avventura terrena. Ne ripercorre le tracce con serenità. La vista del figlio, ormai un uomo adulto, coronato dal successo professionale, ma ai suoi occhi sempre il bambino che ha portato in grembo e fatto crescere, la riconduce a giorni lontani. Com'è stata questa sua lunga vita? Apparentemente una comune esistenza borghese, senza particolari slanci o avventure. Una bella casa, un buon marito, un bravo figliolo; nient'altro, sembrerebbe, Invece no: lei sa. I ricordi corrono indietro di cinquant'anni, in un altro tempo, un' altra Italia, altre abitudini, altre inquietudini. Era giovanissima, bella, palpitante d'amore. In un momento molto difficile, di solitudine e angoscia, appena sposata, con il marito lontano, strappato via dalla guerra. Nel correre dei ricordi, partendo dal viso del figlio — l'essere umano su cui ha centrato tutto il senso della sua vita, compreso ciò che gli altri non sanno —, il passato si dipana e, filo dopo filo, compone la visione di un altro volto maschile. Quello, quasi, del bel principe di una delle favole che inventava allora per vincere la solitudine, il freddo, il buio della casa isolata dal mondo dove l'aveva imprigionata la ferocia della guerra civile. No, la sua è stata tutt'altro che una vita comune. E non è nemmeno stata una vita sfortunata, come teme suo figlio. La bella signora dai capelli candidi sa di avere vissuto una vicenda straordinaria. La sorte non è stata ingenerosa con lei: l'ha fatta diventare totalmente donna, le ha regalato un grande segreto che saprà custodire sino al momento estremo: l'amore più appassionato. Il bel viso maschile evocato dai ricordi le farà compagnia per l'eternità. Un romanzo delicato, a tratti struggente, ricco di atmosfere che è anche una minuziosa indagine dell'animo femminile; una storia al termine della quale ognuno dei protagonisti avrà saputo cos'e il vero amore.
Una porta di luce, 1998

Un appassionante romanzo sull'uscita dal
C O M A
Facendo interagire CERVELLO e COMPUTER!
È possibile che la medicina non tradizionale possa ottenere risultati e addentrarsi in territori che a quella ufficiale sono inibiti? E quale ruolo può avere l'amore nello schiudere questi territori e risultati? Sono interrogativi che emergono angosciosi dall'esperienza toccata a Jacopo Sassi. La slavina che lo ha travolto non l'ha ucciso, però ha reso insensibili il suo corpo e la sua mente. Li ha imprigionati in un buio imperforabile, li ha resi assenti al mondo: Jacopo non è più tra noi. Coma profondo, decretano i medici, e disperano di salvarlo. Ma è una sentenza che chi gli vuole bene non può e non vuole accettare. Non la può accettare Max, lo zio che lo ha allevato e che interpreta il suo sonno come un viaggio interiore alla ricerca di un'identità smarrita. Non può accettarla Niccolò, il figlio tredicenne, colpevole di aver provocato la slavina e, da quel momento, soggetto a terribili sensi di colpa e a straordinarie esperienze psichiche che lo trasportano in un universo astrale, dove molti segni gli lasciano intendere che potrebbe incontrare il padre. Ma soprattutto non la può accettare Cristina, la giovane dottoressa che cura Jacopo e che, sebbene cerchi di negarlo persino con se stessa, è disperatamente innamorata di lui da sempre.
Per salvare Jacopo dev'essere presa una decisione coraggiosa, e subito: ammettere che la medicina ufficiale è inadeguata e portarlo lontano, farlo curare da un discusso medico che mescola tecniche computeristiche avanzatissime con altre antiche, forse "magiche", e che ha già ottenuto molte guarigioni inesplicabili. Ma può Cristina abbandonare la retta via della medicina per inoltrarsi su quella rischiosa della suggestione, dell'analisi spirituale? Sull'attività terapeutica del discusso medico, inoltre, incombono gravi minacce. In ambito sanitario ufficiale è stato decretato che non deve più curare nessuno. Sulla sua piccola clinica hanno messo gli occhi la malavita organizzata dei taglieggiatori e forse persino una multinazionale di apparecchiature mediche... Terrorizzata, Cristina deve riconoscere che, avendo portato Jacopo lì, sta forse uccidendolo lei stessa.
Ma altre forze vigilano e agiscono. L'amore, per esempio, che sembra davvero potersi spingere oltre i limiti della ragione. La "saggezza dei popoli" predicata dal buon medico. E quale ruolo hanno i misteriosi messaggi che riceve il ragazzo Niccolò nel corso dei suoi viaggi "fuori di se stesso"? Sarà possibile che Jacopo e chi gli vuole bene si incontrino sulla porta di luce che collega i due mondi, quello fisico e quello dello spirito?
Codice Ombra, 1999

In un laboratorio, nascosto in una località segreta, un geniale scienziato lavora alle applicazioni dell’ Intelligenza Artificiale: la mente computerizzata. In Italia, dopo un banale incidente, un uomo soffre un inesplicabile sdoppiamento della personalità: la sua mente vive fatti non reali. Quale misterioso, torbido legame esiste tra le due cose? Allo scienziato è stato affidato un compito ambiziosissimo, ai limiti del possibile: mettere a punto un sistema in grado di trasformare i milioni di computer sparsi per il mondo nei ramificati gangli di un unico, gigantesco supercervello artificiale. I risultati sono a dir poco stupefacenti: lo scienziato riesce a realizzare un computer basato sul DNA, in pratica una memoria biologica che sa raccogliere ed elaborare le informazioni come la mente umana. Ma a dargli quell’incarico non sono stati un governo o un autorevole organismo universalmente riconosciuto, gli scopi dei suoi esperimenti non sono affatto pacifici. Lo scienziato è prigioniero della malavita organizzata internazionale, riunita in un’alleanza che si è autodenominata Shadow, cioè “Ombra”, il cui intento è spiare le comunicazioni del mondo intero. La posta è altissima, i rischi incalcolabili; c’è in gioco molto più di una grossa fetta del potere politico, economico e finanziario del nostro pianeta: l’umanità intera rischia la libertà di comunicare, di parlare, persino di usare la mente. Da Tokyo a Milano, dall’Austria all’Australia, dalla Germania all’Albania, tra strabilianti scoperte scientifiche, intrighi delle mafie e operazioni dei servizi segreti, si consuma una lotta crudele e senza esclusione di colpi per quella che oggi è la vera nuova ricchezza: il controllo totale delle comunicazioni. Un autore di prestigio, una trama che non ha niente da invidiare a quelle dei più audaci thriller internazionali, una combinazione esplosiva di tecnologia e mistero per un progetto diabolico: il risultato è un romanzo intenso e appassionante, che affonda le radici nell’attualità per proiettarsi in un futuro che è già tra noi.
Güle güle. Parti con un sorriso, 2003

Tante località, in diversi continenti, ma soprattutto il ponte di Galata, il Corno d’Oro, il Sahara algerino, il bazar di Istanbul, i bagni turchi, i paesaggi lunari dell’Anatolia, il Golfo di Aqaba, l’Egitto e le dolcezze del Nilo, i profumi di Aleppo, i colori di Isfahan: luoghi mitici, archetipici dell’immaginario occidentale, che hanno intrattenuto nei secoli – nei millenni – un fruttuoso rapporto di incontro-scontro con la cultura del Mediterraneo, arricchendola. Il nostro viaggiatore, "curioso come una gallina", ha percorso in lungo e in largo queste terre, le ha amate moltissimo, si è perso negli incanti delle loro mitologie, ha assaggiato e goduto di tutte le loro specialità culinarie, mangiato polvere sulle loro scomode strade bianche, cristallizzato i ricordi con la sua macchina fotografica. E ora ci restituisce questo vasto patrimonio di ricordi attraverso la sua scrittura vitalissima e ironica, sempre pervasa da un allegro stupore delle cose del vasto mondo. Le sue peregrinazioni sono iniziate – ma non sono ancora finite – nella seconda metà degli anni Sessanta, quando il turismo italiano si concentrava sui comodi litorali nostrani.
Viaggiare era ancora un’esperienza riservata a pochi ardimentosi disposti a spostarsi con ogni mezzo possibile, a dormire dove capitava… a rinunciare agli spaghetti. E soprattutto a entrare in contatto con altre culture, a non temere l’imprevisto, a sentirsi cittadini del mondo. Insomma, era un’esperienza riservata a chi, oltre a essere "curioso come una gallina", avesse anche un certo desiderio di avventura e molto senso dell’umorismo. Nella convinzione che "sorridere" sia uno degli atteggiamenti più proficui per confrontarsi con gli altri.Güle güle, dicono i turchi a chi parte. Significa, più o meno: "Sorridi, sorridi", ovvero "Buona fortuna". Lo si vede anche scritto dappertutto. E chi parte risponde Allahaısmarladık: "Dio sia con te". Un bellissimo modo di salutarsi. In un mio romanzo di ambiente ottomano ho reso liberamente Güle güle come "Parti con un sorriso": il senso è quello. Adesso lo uso come titolo per questo libro. (Mario Biondi)
Strada bianca per i Monti del Cielo, 2005

Noi europei siamo una popolazione stanziale ma amiamo i viaggi in un modo viscerale e profondissimo. Conserviamo in qualche angolo nascosto della nostra anima una vocazione al nomadismo anche se non sempre siamo capaci di farla venire alla luce. Mario Biondi, l’autore di queste straordinarie avventure di viaggio, quell’ancestrale desiderio di vagabondare sul globo l’ha coltivato per tutta la vita. Questo libro è la summa dei suoi viaggi sulla Via della Seta, dall’Italia alla Cina, la strada che fu percorsa da Marco Polo, che unisce l’Occidente all’Oriente, che attraversa i luoghi in cui la nostra civiltà è nata e poi fiorita: Palmira, Petra, Tabriz, Isfahan, Shiraz, Hormuz, Bukhara e Samarcanda, il Turkestan
Anche noi torniamo a essere nomadi in queste pagine, tra questi popoli, beviamo il latte di giumenta tra le yurte, annusiamo gli aromi di mercati e alpeggi, mangiamo polvere sulle molte strade bianche che vengono percorse insieme a questo viaggiatore incantato, innamorato di queste terre piene di fascino, raffinato occidentale che cerca e rispetta la diversità, grande risorsa del genere umano.IL SOMMARIO
I.Introduzione
i.Perchè «Strada Bianca»?
ii.Dai Numeri verso le Vie della Seta e dell'Oriente
iii.Dove comincia l'Oriente?
II.I luoghi di passaggio
i.Ricordi di Ero e Leandro, di Bruto, di Cesare...
ii.Ciascuno ha due patrie: la sua e la Siria
iii.Zenobia in Palmira
iv.La città di pietra rosa
III.Le terre dei Persiani
i.Il Caspio e la nobile città di Toris
ii.Il Nido dell'Aquila
iii.I Troni di Salomone
iv.I Giardini dei Sasanidi
v.Francobolli a Ecbatana
vi.Roma e i Persiani, ieri e oggi
vii.Maschere, mutandoni e gamberoni
viii.L'inverno in Iran
IV.Le steppe dell'Asia Centrale
i.Le nipoti dell'Orda d'Oro
ii.Il nipote di Alessandro
iii.Tamerlano, il più nobile
iv.Il pappagallino di Tashkent
V.Verso i Monti del Cielo
i.La Città delle Fronde e del Bastone
ii.I Sette Tori e il Cuore Spezzato
iii.La Capra Cattiva
iv.Timidezze
v.Alla vetta
VI.Oltre i Monti del Cielo
i.Il Torneo delle Ombre
ii.Il mercato dei cammelli
iii.Le belle di Hotan
iv.Il Taklamakan: se ci entri ne esci malandato
VII.Ritorno a casa
i.Kraz, Kamaz, Uralaz, Uaz
ii.La Torre di Pietra
iii.I troni di Babur
iv.Strada bianca per te
I LUOGHI
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Destino, 2006

Scriveva Isaac B. Singer: “Dio è un romanziere, e il suo romanzo è il Mondo”. Ribaltava così abilmente la più antica e ostinata pretesa del romanziere. È infatti lui (il narratore) che con le sue storie aspira nientemeno che a levare una sfida a Dio, creando un Mondo “Altro”, una realtà parallela che non è ma potrebbe benissimo essere. Ogni romanzo è un universo a sé, in cui personaggi fittizi (la fiction degli anglofoni, espressione intraducibile in italiano) possono apparire del tutto reali agendo in un ambiente fittizio, che a sua volta può apparire del tutto reale. Non soltanto: personaggi e ambienti possono anche inseguirsi da una storia all’altra, da un romanzo (o da un racconto) all’altro. Dalla Commedia umana di Balzac giù giù fino a esempi molto meno nobili ma di grande fortuna del romanzo popolare. Quanti Sean Courteney e compagni, quanto, persino, Harry Potter...
Avendo in mente questa considerazione generale (e questa pretesa), io ho sempre voluto fare il romanzo, anche in anni in cui (diciamo dai Sessanta ad almeno metà dei Novanta) in Italia sembrava vietato. La parola d’ordine della critica era: “Il romanzo è morto”. Chi lo avesse ucciso, di quale malattia fosse morto, non era dato sapere. Era morto e amen: la realtà storica richiedeva l’esercizio di stile. Con solide argomentazioni tipo: “È troppo lungo per essere un esercizio di stile”. La lunghezza come parametro di qualità… Gettando così spericolatamente alle ortiche non soltanto I promessi sposi e I Malavoglia ma anche Don Chisciotte, Guerra e pace, I Buddenbrook, Ulisse, quasi tutto Balzac, Maupassant, e l’elenco continuatelo voi.
Per di più io lavoravo in editoria, quindi vedevo passare davanti ai miei occhi decine di romanzi provenienti da altre lingue, che — pur essendo “troppo lunghi” — mietevano grande successo e di conseguenza rapinavano risorse (diritti d’autore, mezzi di pura sopravvivenza) ai narratori di casa nostra, depressi, condannati all’indigenza e costretti obtorto collo all’esercizio di stile, breve ma comunque letto al più da qualche sottile critico (fino a pagina 10) e rigorosamente trascurato dal largo pubblico, che preferiva divertirsi e appassionarsi (pagandole) alle vicende dei romanzi tradotti da altre lingue. Per fortuna quel singolare (e suicida) atteggiamento critico sembra a poco a poco essere stato sommerso dalla famosa risata oceanica, e per doppia fortuna ci si è messi a praticare con vigore il rinato romanzo anche in Italia. I cosiddetti “narratori di genere” sono finalmente diventati “narratori” e basta.
Ma quanta fatica. Quando pubblicai (1985) quello che sarebbe rimasto il mio romanzo di maggiore successo, Gli occhi di una donna, Giancarlo Vigorelli, personaggio bizzarro e stentoreo ma per molti versi straordinario, mi sfondò praticamente un timpano urlandomi attraverso il telefono: “Hai osato l’inosabile”. Già. E ho continuato a farlo. Mi deliziava semplicemente l’idea di costruire il romanzo come se fosse una struttura architettonica, una casa, con le sue stanze, l’arredamento, le tende, i tappeti, e gli abitanti che non soltanto abitavano in quella casa ma si spostavano anche in altre (altri romanzi), andando a trovare i personaggi che le/li abitavano. Pretendevo, ostinatamente, di scrivere il Romanzo Globale, di creare un autentico Universo Parallelo. Così, per esempio, Emma Olgiati Drezzo e i suoi figli (e le loro abitazioni) cominciarono a uscire da Gli occhi di una donna per trasferirsi in una serie di romanzi successivi. Mi piaceva sentirmeli vivere attorno, mi facevano compagnia. A un certo punto ricomparve persino Pierre, l’enigmatico francese del mio secondo romanzino, La sera del giorno. E così via. Tracciare un elenco completo dei miei personaggi e dei libri in cui essi (ri)compaiono è impresa complicata, che esula da questo breve testo.
Ma a un certo punto non mi bastò più che i personaggi ricomparissero qua o là. All’orizzonte delle altre lingue si profilavano sterminate opere narrative, sintetizzabili nelle 1600 pagine del Ragazzo giusto di Vikram Seth (1993 in inglese). Se poteva farlo un indiano, perché non potevamo farlo noi italiani? Volevo anch’io vedere i miei personaggi agire, interagire, amare e darsele di santa ragione in uno sconfinato arazzo narrativo. Pretesi di progettare quello che chiamai il “romanzo di 1000 pagine” e ne parlai con il mio editore di allora, che manifestò interesse. Quindi mi misi all’opera, ma quando presentai i primi due terzi del romanzo, con il progetto per l’ultimo terzo, l’editore aveva cambiato idea. Ne aveva parlato con i “commerciali”, che avevano manifestato forte perplessità: i miei romanzi — secondo loro — andavano bene com’erano, sulle 350 pagine; i miei lettori (non erano pochissimi) se li aspettavano così. Perché, lasciando perdere l’ultimo terzo ancora in fase di progetto, non dividere i primi due terzi in due parti? Sarebbero venuti appunto due romanzi di circa 350 pagine. Bastava inventare un buon finale intermedio, tra la prima parte e la seconda.
Lo feci. Egoisticamente parlando, ci guadagnavo il doppio (anche gli scrittori purtroppo devono pagare il pane e le bollette), ma, soprattutto, combattere con i “commerciali” è sempre stato a dir poco aleatorio, se non addirittura esiziale. Se il famoso “romanzo di 1000 pagine” si fosse rivelato un insuccesso, la colpa sarebbe stata tutta e soltanto del testardo autore. Così, quello che era nato come Destino divenne Il destino di un uomo (1992), seguito da Due bellissime signore (1993). Dai romanzi precedenti vi rifecero la loro ricomparsa la famosa Emma Lucini e qualcun altro (o altre cose). Da La civetta sul comò riapparvero trionfalmente Benedetta Cailler e Salvatore Di Terlizzi (ringiovaniti di una quindicina di anni).
Ma l’autore Mario Biondi è notoriamente testardo. Quindi Destino è rinato quattordici anni più tardi in quella che doveva essere la sua vera forma, con qualche taglietto di cose aggiunte per forza all’atto della divisione in due e divenute ridondanti. D’altra parte, anche il linguaggio del 2006 credo richieda una maggiore concisione e “presa diretta” rispetto a quello di allora.
Lasciato in sospeso il famoso “terzo terzo delle 1000 pagine”, personaggi e ambienti sono lì ad aspettare di trasferirsi in visita in altre “case narrative”. Per adesso, salvo falli di memoria, Moiso Segre e la sua Valgrande (con tanto di Dimora dei Cavalieri) sono ricomparsi in Una porta di luce. Gli altri, si vedrà...
Mario Biondi
Con il Buddha di Alessandro Magno, 2008

IL SOMMARIO
Premessa
Pitagora e Buddha, Eracle e Vajrapani. E Alessandro Magno
1. Sbarramenti naturali e muraglie artificiali
Il Gandhara
Lo Stradone del Karakoram
Il Passo Khunjerab
Via della Seta, Via del Buddismo
La Grande Muraglia
2. Deserti e fiumi
I Wei del Nord
Una delle infinite Vie del Buddha: il kung-fu
L'Esercito di Terracotta
Il Buddha con i baffi blu
Il Buddha dal naso largo
Il Buddha del Fiume Giallo
Il Buddha più grande del mondo
3. Praterie e avvoltoi
Verso monasteri veri e veri templi
Vita e morte, dolori e piaceri
Feste e giochi, preghiere e fatiche
Altre feste tibetane
Il primo Kumbum
Canti di preghiera, di sentimento, di battaglia
4. Nevi e demoni
Un'altra infinita Via del Buddha: il treno del Qingzang
Altre domeniche in Cina
Lhasa
Il secondo Kumbum
Un fortilizio dei “rossi”
Alla Vetta del Mondo
L'Antipapa di Tashilhunpo
Milarepa e Marpa al grande dibattito
Conclusione
Da viaggio nasce viaggio…
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I LUOGHI. Cartine all’inizio dei capitoli
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