© Mario Biondi
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Michael Ende

Recensione: “Lo specchio nello specchio” (1986)

Sarà veramente un capolavoro Lo specchio nello specchio, ultima opera di Michael Ende, come annunciano la Longanesi e con essa Mario Spagnol, a cui si deve, se non proprio la scoperta di questo singolarissimo autore, per lo meno il suo lancio in Italia, quando ancora vi era sconosciuto? Probabilmente sì. Certamente, allo stato attuale, è il capolavoro di Ende.

Uno specchio che si riflette in un altro, si sa, riproduce le immagini all'infinito. Basta dunque un minimo spostamento nell'immagine di partenza per determinare un gioco interminabile di altri spostamenti, assolutamente logico in termini razionali, eppure impossibile da seguire se non per mezzo delle fulminanti sintesi consentite dalla fantasia.

"Specchio" e "fantasia", grandi temi dell'opera, della filosofia di Michael Ende. Bastiano, piccolo protagonista della sua celeberrima
Storia infinita, passa al di là dello specchio e poi torna di qua, per raccontare al mondo che realtà e fantasia devono necessariamente integrarsi, pena la fine di ogni creatività, di ogni genuina possibilità di vita. Ora che il colossale successo di quell'opera ambiziosa - e criptica, probabilmente al di là delle stesse intenzioni dell'autore e certamente al di là delle autentiche possibilità di penetrazione dei lettori - gli ha consentito il massimo di libertà, con grande intelligenza e gusto Ende si guarda bene dall'inseguire un pubblico divenuto pletorico, ma con sublime ammicco e alambicco chiama a sé i suoi lettori più avvertiti, più sofisticati.

E in quest'opera sofferta, di estenuata intelligenza, mette definitivamente in moto il grande caleidoscopio della fantasia, del sogno, dell'invenzione. Come recensirla? Come riassumerla? Mille vicende, storie e microstorie. Angeli (quanti, e quanto spesso vengono insudiciati, o abbattuti!) e mostri; personaggi che si chiamano "il velato" o "quello vestito di rosso"; altri che affermano "non sappiamo chi siamo"; ponti proiettati verso un "di là" che non esiste; la realtà (quella posta dalla ragione) vista come una scatola ermeticamente chiusa; la rivalutazione assoluta della "casualità", dell'"oscurità": "cercherai dentro di te ciò che ti rende affine a tuo fratello"... E si potrebbe continuare all'infinito, cedendo al fascino sottile dei gioco intellettuale ed esistenziale, proposto da Ende, abbandonandosi alla fantasia, al sogno: cadere "dentro" la sua opera.

Sarà interessante verificare quanti, nella falange dei suoi lettori, lo seguiranno in questo sottile esercizio dell'intelligenza. Ma è fin da ora opportuno rimarcare un fatto. Michael Ende ha elevato reiterate e accorate proteste nei confronti del film tratto dalla
Storia infinita, sostenendo che esso avrebbe - come in effetti ha - tradito il suo spirito di fratellanza nella fantasia. Eppure dal film legioni di persone sono state indotte a leggere l'originale del suo messaggio nella Storia infinita su carta. E, da quella, molti passeranno al distillato della sua poetica, rappresentato da questo affascinante, ultra criptico, proliferante Lo specchio nello specchio. Pur nel "gran dispitto" dell'autore, ancora una volta la quantità avrà prodotto qualità.

Naturalmente, però, prima di tutto, di Ende, sarà da leggere la citata opera fondamentale, la sua "summa", ovvero
La storia infinita. Chi ha visto Il film scoprirà che esso copre (e stravolge) soltanto metà delle peripezie affrontate nel libro da Bastiano e Atreiu per salvare la fantasia. Risulterebbe poco produttivo approdare a questo autore problematico - e anche oscuro - partendo da altri lidi. Poi c'è Momo, sua opera delle origini, romanzo breve, una favola di gran lunga meno impegnativa - la bambina Momo sconfigge i ladri dei tempo - che piacerà al ragazzini, ma potrà anche lasciare perplesso chi volesse cercarvi in nuce la ridda di messaggi inviati attraverso le mille bottiglie gettate nel mare dal Regno di Fantàsia (ovvero dal romanzo maggiore di Ende). Infine Le avventure di Em Bottone, romanzo per bambini che risale agli esordi dell'autore.